Scheda 12 di 12
All'estero
Semaforo del luogo
- Via libera
- Con condizioni
- Non in Open
Con condizioni. Dentro l'area EASA l'attestato e la registrazione viaggiano con te; le zone geografiche e le regole nazionali aggiuntive no.
Sintesi del caso ricorrente, non un permesso.
Portare il drone in viaggio è più semplice di quanto si creda dentro l'area EASA e più complicato di quanto si creda fuori. La regola da tenere a mente è che i titoli viaggiano con te, le mappe no: l'attestato e la registrazione valgono ovunque nello stesso sistema, ma dove si può volare lo decide ogni Paese per conto proprio.
Che luogo è
Questa scheda non descrive un tipo di paesaggio ma un cambio di giurisdizione. Copre i Paesi dell'area EASA, che applicano gli stessi regolamenti europei, la Svizzera, che aderisce al sistema pur avendo un'autorità propria, e i due casi extra-europei più frequenti per i viaggiatori italiani, Regno Unito e Stati Uniti.
Il confine, qui, è il punto in cui cambia l'autorità competente. Tutto il resto - la classe del drone, il modo in cui vola, il rischio che comporta - resta identico.
Perché il semaforo è giallo
Perché dentro l'area EASA ciò che ti riguarda come pilota non cambia, mentre ciò che riguarda il territorio cambia interamente.
Non cambiano: le categorie Open, Specific e Certified con le stesse definizioni; le sottocategorie A1, A2 e A3 con gli stessi limiti; le classi da C0 a C6 con gli stessi requisiti; il limite di 120 metri; il divieto di sorvolo degli assembramenti; il riconoscimento del tuo attestato; la validità della registrazione fatta in Italia.
Cambiano: le zone geografiche, che ogni Stato pubblica su una propria mappa nazionale con criteri e interfacce diverse; le eventuali restrizioni nazionali aggiuntive, che possono essere più severe di quelle europee; le prassi di controllo. In alcuni Paesi esistono limitazioni su intere categorie di aree - coste, parchi, siti turistici - che in Italia non hanno equivalente.
Fuori dall'area EASA il semaforo andrebbe letto in modo più severo: il titolo italiano non ha valore e il sistema va imparato da capo.
Le verifiche prima di partire
Il sistema di riferimento. La prima domanda è se il Paese applica i regolamenti europei. Da questa risposta discende tutto il resto.
I documenti. Attestato di competenza, conferma della registrazione da operatore, codice operatore applicato sul drone, polizza assicurativa con la sua validità territoriale. Sono le stesse cose che porteresti in Italia, con l'accortezza di averle disponibili anche senza connessione.
La mappa nazionale. Ogni Stato ha il proprio equivalente di d-flight. Va individuata prima di partire e consultata sul posto, perché è l'unica fonte che descrive le zone del Paese in cui ti trovi.
Le batterie in viaggio. I pacchi al litio seguono le regole del trasporto aereo del vettore e dell'aeroporto: vanno in bagaglio a mano, protette contro i cortocircuiti, con limiti di capacità e di numero. È il motivo più frequente di problemi al banco d'imbarco.
Errori tipici
Dare per scontato che "in Europa sia tutto uguale". È vero per le regole di volo e falso per le zone geografiche, che sono la parte che ti fa fermare.
Registrarsi di nuovo nel Paese visitato. Non serve e genera confusione: la registrazione dell'operatore si fa nello Stato di residenza.
Confondere la Svizzera con un Paese extra-sistema. Aderisce al sistema EASA e applica le regole europee, pur con un'autorità propria e con specificità nazionali su zone e restrizioni.
Portare il drone in un Paese senza verificare le regole di importazione. Fuori dall'Unione esistono Stati che richiedono dichiarazioni doganali, autorizzazioni preventive o che vietano del tutto l'ingresso di droni. È una verifica che si fa prima di comprare il biglietto.
Usare un attestato non EASA in Italia al ritorno. I certificati rilasciati da Paesi non EASA non sono automaticamente riconosciuti; per far valere un titolo estero valido esiste una procedura di comunicazione sul portale ENAC.
Quando la Open non basta
Le regole per uscire dalla categoria Open sono le stesse in tutta l'area EASA, ma l'autorità che autorizza è quella dello Stato in cui si opera. Una dichiarazione di scenario standard presentata in Italia non copre automaticamente un'operazione svolta altrove, e le autorizzazioni operative sono rilasciate su base nazionale. Per un lavoro all'estero, il tema va affrontato con l'autorità del Paese ospitante e con largo anticipo.
Il confronto fra i quattro sistemi principali è in UE, Regno Unito, Svizzera e Stati Uniti a confronto, mentre la portata esatta del riconoscimento dei titoli è spiegata in il mutuo riconoscimento degli attestati. La procedura per far valere in Italia un attestato conseguito all'estero è descritta sul sito ENAC.
Domande ricorrenti
Il mio attestato italiano vale negli altri Paesi europei?
Nell'area EASA sì: i certificati di competenza rilasciati dopo il 31 dicembre 2020 da un'autorità nazionale sono riconosciuti dalle altre autorità dello stesso sistema. Vale il principio del mutuo riconoscimento, che è giuridico e non informatico: non esiste un database europeo centralizzato dei piloti, le autorità mantengono sistemi separati. Porta con te il documento, perché nessuno potrà verificarlo in un archivio comune.
Devo registrarmi come operatore in ogni Paese in cui volo?
No. La registrazione dell'operatore si effettua una volta sola, nello Stato di residenza o della sede principale per le imprese, e il codice ottenuto è valido nell'intera area EASA. Non ci si registra nuovamente in ogni Paese visitato: quello che cambia da uno Stato all'altro sono le zone geografiche e le eventuali restrizioni nazionali aggiuntive, che vanno consultate sulla mappa nazionale corrispondente.
Posso volare nel Regno Unito o negli Stati Uniti con il titolo italiano?
No, sono sistemi autonomi. Il Regno Unito, dopo l'uscita dall'Unione, ha un regime proprio gestito dalla CAA, basato su un identificativo per chi possiede il drone e uno per chi lo pilota, con requisiti aggiornati a partire dal 1° gennaio 2026. Gli Stati Uniti applicano il sistema FAA, con il test gratuito per l'uso ricreativo e il certificato Part 107 per quello commerciale, e i non residenti incontrano ostacoli formali concreti. In entrambi i casi il titolo italiano non ha valore e le condizioni vanno verificate sui siti delle rispettive autorità prima di partire.