Scheda 6 di 12
In campagna
Semaforo del luogo
- Via libera
- Con condizioni
- Non in Open
Via libera. È il luogo che chiede meno: se rispetti i 150 metri dalle aree abitate e hai il consenso di chi possiede il terreno, restano solo le regole generali.
Sintesi del caso ricorrente, non un permesso.
La campagna è il luogo dove quasi tutti i droni possono volare, ed è per questo che compare in ogni consiglio da manuale: "vai in un campo". Il consiglio è corretto e resta il migliore per imparare. Ha però tre trappole ricorrenti, e nessuna delle tre è aeronautica.
Che luogo è
Seminativi, prati, vigneti, frutteti, incolti, boschi senza vincolo, strade bianche e cascine isolate. In pratica, tutto ciò che non è area residenziale, commerciale, industriale o ricreativa, e che non ricade in un'area protetta.
Il confine con le altre schede è quantitativo: un capannone artigianale con il suo piazzale, un agriturismo con la piscina, un campeggio in mezzo ai campi sono aree che fanno scattare la distanza dei 150 metri della sottocategoria A3. La campagna dell'atlante è ciò che sta oltre quella fascia.
Perché il semaforo è verde
Perché il luogo non aggiunge vincoli propri. Non c'è un'autorità locale che disciplini il sorvolo dei campi come fa la Capitaneria per gli arenili o l'ente parco per le riserve; non ci sono ordinanze di settore; le zone geografiche sono in genere assenti o poco restrittive.
Restano le regole che valgono ovunque: contatto visivo diretto e continuo, 120 metri di altezza massima, divieto di sorvolo di assembramenti, rispetto della sottocategoria del proprio drone, registrazione come operatore UAS, assicurazione. È il minimo comune denominatore di tutto l'atlante, e in campagna è anche il massimo.
Il verde ha però una condizione implicita: che tu sia davvero in campagna. La misura dei 150 metri si fa sulla carta prima di partire, non a occhio dal finestrino.
Le verifiche prima di partire
La distanza. Traccia sulla mappa un cerchio di 150 metri attorno all'area in cui il drone si muoverà e guarda che cosa ci finisce dentro. È l'unico calcolo che questa scheda richiede.
La mappa aeronautica. Anche in aperta campagna esistono zone: le fasce di sicurezza aeroportuale si estendono per chilometri, e le aree militari sono spesso in zone spopolate proprio perché lo sono.
Il terreno. Chi lo possiede, chi lo conduce, se è recintato, se ci sono animali. Il consenso di chi lavora quel campo si ottiene quasi sempre chiedendolo, e cambia completamente il tono di qualunque incontro successivo. Il rapporto fra spazio aereo e proprietà del suolo è spiegato in il confine fra transito e interferenza.
Gli ostacoli lineari. Linee elettriche di media tensione, cavi telefonici, tiranti di antenne, teleferiche forestali. Sono la prima causa di perdita del mezzo in ambiente rurale e i sensori a visione stereoscopica non li rilevano in modo affidabile.
Errori tipici
La misura a occhio. Duecento metri percepiti sono spesso centoventi reali. Il satellite in un'app di mappe risolve il dubbio in venti secondi.
Il campo "vuoto" che vuoto non è. In A3 non deve esserci nessuna persona non coinvolta nell'area di operazione. Un trattorista al lavoro, un gruppo di ciclisti sulla strada bianca, un cacciatore in un fosso sono persone non coinvolte.
Gli animali. Un drone che scende su un pascolo può mandare in fuga una mandria, e un cane da guardiania difende il gregge anche da un oggetto volante. È un rischio per il mezzo e un problema con chi quel bestiame lo gestisce.
Il vento sottovalutato. In campo aperto non c'è nulla che rallenti il flusso: il vento a cinquanta metri è spesso ben più forte di quello che percepisci dal punto di decollo, e il dato che conta è quello contro cui il drone dovrà rientrare.
Le stoppie e la stagione secca. Un atterraggio duro fra le stoppie in agosto è un rischio d'incendio concreto, e non è una preoccupazione teorica in molte zone d'Italia.
Quando la Open non basta
Le situazioni sono due. La prima è il volo oltre il contatto visivo, tipico dei rilievi agronomici su grandi superfici: è categoria Specific, senza scorciatoie. La seconda riguarda i trattamenti fitosanitari con drone, che in Italia sono stati aperti alla sperimentazione dalla legge approvata a fine 2025 ma restano subordinati ai provvedimenti attuativi: non vanno considerati un'attività liberamente esercitabile e vanno verificati presso le autorità competenti prima di qualunque impegno.
Il criterio generale con cui è costruita ogni scheda di questo atlante - prima il drone, poi la mappa, poi le persone - è quello ricostruito da Formazione Droni nella guida su dove si può volare, utile quando la domanda non riguarda un luogo solo.
Domande ricorrenti
Che cosa significa esattamente stare a 150 metri dalle aree abitate?
La sottocategoria A3 richiede di operare in un'area in cui non sia presente nessuna persona non coinvolta e a una distanza orizzontale di almeno 150 metri da aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative. La formula è più larga di quanto sembri: comprende non solo i paesi ma anche zone artigianali, campeggi, impianti sportivi e aree attrezzate isolate. La distanza va misurata dal drone, non dal pilota, e quindi vincola tutta la traiettoria.
Posso decollare da un campo che non è mio?
Sul piano aeronautico il punto di decollo non è disciplinato in quanto tale, ma sul piano civilistico stai occupando un fondo altrui. La soluzione pratica è banale e risolve quasi tutti i conflitti: chiedere. Un consenso ottenuto in anticipo, meglio se scritto anche solo in un messaggio, evita discussioni sul posto e chiarisce la posizione in caso di danni.
Un drone senza marcatura di classe può volare liberamente in campagna?
Se pesa 250 grammi o più, dal 1° gennaio 2024 opera in sottocategoria A3 e la campagna è esattamente il luogo che gli resta: nessuna persona non coinvolta nell'area di operazione e almeno 150 metri dalle aree abitate. Serve comunque l'attestato di competenza A1/A3, la registrazione come operatore e l'assicurazione. Libertà, in questo contesto, significa che i vincoli del luogo sono compatibili con i vincoli del mezzo.