Scheda 3 di 12
Su laghi e fiumi
Semaforo del luogo
- Via libera
- Con condizioni
- Non in Open
Con condizioni. L'acqua non pone limiti, le sponde sì: canneti in riserva, spiagge lacustri affollate e aree di protezione della fauna cambiano tutto in poche decine di metri.
Sintesi del caso ricorrente, non un permesso.
Le acque interne sono un luogo di confine. Lo specchio d'acqua in sé raramente pone problemi; a porli sono le sponde, che nel giro di cento metri possono passare da un canneto in riserva naturale a una spiaggia lacustre piena di gente, e poi a un porticciolo.
Che luogo è
Questa scheda copre laghi, invasi artificiali, fiumi e i loro argini, foci e zone umide. È il tipo di luogo in cui la geografia cambia più rapidamente di qualunque altro nell'atlante: una sola immagine aerea può contenere quattro regimi diversi.
Nei laghi prealpini e nei grandi invasi c'è poi una particolarità: la superficie è spesso usata da idrovolanti, da elicotteri antincendio per il rifornimento e, in alcuni tratti, da attività addestrative. Sono usi che generano restrizioni non intuitive per chi guarda solo la riva.
Perché il semaforo è giallo
Perché la valutazione non si fa sul punto di decollo, si fa sul perimetro. Un lago è un'area vasta con confini amministrativi frastagliati: la sponda da cui parti può essere in un comune con zona bianca su d-flight, mentre quella verso cui voli ricade in un parco regionale con divieto pubblicato.
A questo si aggiunge la stagionalità, che sui laghi è marcata quanto sul mare. Le rive attrezzate d'estate sono aree ricreative a tutti gli effetti, e per un drone senza marcatura di classe sopra i 250 grammi valgono i 150 metri della sottocategoria A3.
Le verifiche prima di partire
La mappa, per l'intero bacino. Non basta appoggiare il puntatore sul molo da cui decolli. Le zone geografiche lungo le acque interne seguono spesso confini di riserva o linee di spazio aereo che tagliano il lago in due.
L'ente gestore. Parchi fluviali, riserve naturali, oasi e aree di protezione della fauna hanno regolamenti propri. La restrizione aeronautica e il divieto ambientale sono due cose distinte e possono esistere l'una senza l'altro: il quadro dei due livelli è descritto in divieti e autorizzazioni nelle aree protette.
Le persone. Vale la stessa aritmetica di ogni altro luogo: la sottocategoria decide quanto puoi avvicinarti, e la distanza va mantenuta per tutta la traiettoria.
Errori tipici
Fidarsi dell'acqua come area sicura. Un drone che ammara è perso, e con lui il contenuto della scheda di memoria. Peggio: la ricerca di un mezzo caduto in acqua è impossibile, e in caso di controllo o di incidente non hai nulla da mostrare.
Sottovalutare i sensori. La superficie dell'acqua non ha tessitura stabile: il flusso ottico e i sensori di distanza verso il basso possono dare letture incoerenti, e alcuni droni tendono a scendere lentamente sopra l'acqua calma. Vola più alto di quanto faresti su un prato.
Ignorare la brezza di valle. Sui bacini prealpini l'aria si muove con regolarità quasi oraria: calma al mattino, rinforzo a metà giornata, rotazione nel pomeriggio. Un volo pianificato sull'osservazione fatta all'alba non descrive le condizioni di mezzogiorno.
Confondere golena e proprietà. Gli argini e le golene hanno proprietari, concessionari e usi regolati. Decollare da lì non è automaticamente permesso solo perché il posto sembra libero.
Quando la Open non basta
Il caso ricorrente è il monitoraggio: rilievi di sponda, controllo di argini, censimenti ambientali. Sono attività che tendono a richiedere traiettorie lunghe, e quindi il superamento del contatto visivo. Superata quella linea si è in categoria Specific, con quel che comporta in termini di titoli e autorizzazioni. Se invece il vincolo è ambientale, la strada non è la categoria operativa ma il permesso dell'ente parco.
Per il ragionamento generale che sta dietro a tutte le schede dell'atlante, il riferimento resta la guida su dove si può volare.
Domande ricorrenti
Volare sopra l'acqua è più libero che sopra la terraferma?
Dal punto di vista normativo no: sopra un lago o un fiume valgono gli stessi limiti di quota, di contatto visivo e di distanza dalle persone, e le zone geografiche pubblicate su d-flight non si fermano sulla riva. Cambia il rischio tecnico: non c'è nessun punto sicuro dove atterrare in emergenza, e i sensori di distanza verso il basso leggono male una superficie riflettente e in movimento.
Come faccio a sapere se la sponda è dentro un'area protetta?
Le restrizioni di rilevanza aeronautica approvate da ENAC compaiono su d-flight come zone geografiche. Non tutte le tutele ambientali però passano di lì: molti parchi e molte riserve hanno regolamenti propri che disciplinano l'accesso e l'uso di mezzi, droni compresi. La verifica va fatta su entrambi i fronti, mappa e ente gestore, prima di partire.
Posso seguire il corso di un fiume con il drone?
Solo finché mantieni il contatto visivo diretto e continuo con il mezzo, senza binocolo e senza affidarti alla sola immagine trasmessa. È il limite che rende impraticabile l'idea di accompagnare un fiume per chilometri: seguire il corso significa quasi sempre uscire dal campo visivo, e il volo oltre il contatto visivo appartiene alla categoria Specific.