Scheda 5 di 12
Nei parchi e nelle aree protette
Semaforo del luogo
- Via libera
- Con condizioni
- Non in Open
Non in Open. Nella situazione tipica il sorvolo è vietato: dove la restrizione è approvata compare su d-flight, e in più vale il regolamento dell'ente gestore.
Sintesi del caso ricorrente, non un permesso.
I parchi sono l'unico luogo di questo atlante in cui il divieto tipico non nasce dall'aeronautica. Nasce dalla tutela dell'ambiente, e passa attraverso l'aeronautica solo quando la restrizione viene approvata e pubblicata come zona geografica. È la ragione per cui qui la verifica va fatta due volte, su due fonti che non si parlano.
Che luogo è
La scheda copre parchi nazionali e regionali, riserve naturali statali e regionali, oasi, zone umide tutelate e aree di protezione della fauna. Sono territori con un ente gestore identificabile, un perimetro definito e un regolamento proprio.
Non rientrano qui i parchi urbani, che sono aree ricreative dentro il tessuto cittadino e si leggono con la scheda dedicata alla città, né i boschi privi di vincolo, che dal punto di vista di questo atlante sono campagna.
Perché il semaforo è rosso
Perché nella situazione ricorrente il volo non è consentito senza un titolo ulteriore, e perché l'errore in questo luogo ha conseguenze sproporzionate rispetto al vantaggio.
Sul piano aeronautico, il sorvolo è vietato dove la restrizione riguardante parchi naturali e aree di protezione della fauna è approvata da ENAC e pubblicata su d-flight. Sul piano ambientale, i regolamenti degli enti gestori disciplinano l'accesso e le attività all'interno del perimetro, e il sorvolo con mezzi a pilotaggio remoto è tra le voci più frequentemente trattate proprio per il disturbo alla fauna.
Il rosso di questa scheda va letto quindi come "serve qualcosa in più", non come "non si può mai": esistono ricerche scientifiche, monitoraggi ambientali e produzioni documentarie che operano regolarmente dentro le aree protette, con l'autorizzazione dell'ente.
C'è poi una ragione pratica che il colore non racconta. Le aree protette sono i luoghi in cui il controllo è più probabile che altrove, perché hanno personale di vigilanza che percorre il territorio per mestiere: guardiaparco, agenti forestali, volontari incaricati. Un drone in volo dentro una riserva viene notato quasi sempre, e la posizione di chi non ha nulla da mostrare è scomoda tanto sul piano ambientale quanto su quello aeronautico. È l'unico luogo dell'atlante in cui vale la pena avere con sé, oltre alla polizza e alla registrazione, anche la copia dell'autorizzazione dell'ente.
Le verifiche prima di partire
La mappa. Su d-flight, sull'intero perimetro che intendi percorrere. I confini delle aree protette sono spesso irregolari e seguono crinali, corsi d'acqua o confini catastali: si entra e si esce senza accorgersene.
L'ente gestore. Va identificato con precisione, perché non coincide con il comune né con la Regione. Un parco nazionale ha un ente proprio; una riserva regionale può essere gestita da un consorzio o da un'amministrazione delegata.
Il regolamento. Le voci da cercare sono sorvolo, mezzi aerei, aeromodelli, disturbo alla fauna, accesso ai settori a tutela integrale.
Il calendario. Molte aree hanno periodi di chiusura o restrizione legati alla nidificazione, alla riproduzione o allo svernamento. Un'area accessibile in autunno può essere interdetta in primavera.
Errori tipici
Decollare da fuori e volare dentro. Il punto di decollo non sposta il problema: conta dove si trova il drone mentre vola.
Confondere l'assenza di colore con il permesso. La mappa aeronautica non conosce i regolamenti degli enti parco. È la fonte giusta per una domanda sola.
Considerare le riprese naturalistiche un'attenuante. La finalità non cambia il regime: il documentarista senza autorizzazione e il turista senza autorizzazione stanno nella stessa posizione.
Chiedere il permesso troppo tardi. L'autorizzazione di un ente parco è un procedimento amministrativo con tempi propri, non una formalità da sbrigare la sera prima.
Fermarsi al parco e dimenticare tutto il resto. Dentro un'area protetta continuano a valere il limite di 120 metri, il contatto visivo, la sottocategoria del drone e l'obbligo assicurativo.
Quando la Open non basta
Qui la domanda va rovesciata: nei parchi non è la categoria operativa a essere insufficiente, è il titolo ad autorizzare la presenza. Un pilota in categoria Specific senza il permesso dell'ente è nella stessa posizione di un pilota in Open senza permesso. Il percorso corretto parte dall'ente gestore e, se la zona geografica è pubblicata come vietata, prosegue con la richiesta all'autorità aeronautica competente.
Il quadro completo dei due livelli di divieto, con le indicazioni su come costruire una richiesta che abbia qualche possibilità di essere accolta, è in la guida ai parchi e alle aree protette. Il fondamento europeo delle zone geografiche UAS è nel Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947.
Domande ricorrenti
Perché il divieto nei parchi arriva da due parti diverse?
Perché rispondono a due esigenze distinte. Il divieto aeronautico nasce come zona geografica UAS: lo Stato membro individua l'area, la restrizione viene approvata e pubblicata su d-flight, e da quel momento vincola chi vola in categoria Open. Il divieto ambientale nasce invece dal regolamento dell'ente gestore, che tutela la fauna e la quiete dell'area e disciplina accesso e attività. Puoi trovarti davanti all'uno, all'altro o a entrambi, e ciascuno va rispettato per conto proprio.
Se la mappa non segnala nulla, posso volare nel parco?
Non è detto. L'assenza di una zona geografica significa che, dal punto di vista aeronautico, in quel punto non c'è una restrizione pubblicata; non dice nulla sul regolamento dell'ente. Molti parchi vietano o subordinano ad autorizzazione il sorvolo con mezzi a pilotaggio remoto anche in assenza di qualsiasi colore sulla mappa. La verifica sul sito del parco è parte del controllo, non un supplemento facoltativo.
Come si chiede l'autorizzazione a un ente parco?
Non esiste un modulo unico nazionale: ogni ente ha una propria procedura, spesso descritta nella sezione modulistica del sito. In genere va indicato chi opera, con quale mezzo, in quale periodo e per quale finalità, allegando registrazione da operatore, attestato di competenza e polizza. I tempi di risposta si misurano in settimane, non in giorni: una richiesta inviata la sera prima non è una richiesta.